domenica 25 aprile 2010

Versilia in musica [2]

Continuiamo a parlare di realtà musicali versiliesi presentando un gruppo molto particolare composto da validi musicisti di cui mi è capitato di ascoltare i demo in questi giorni.

Windmill Project


Windmill Project
Demo (2009)
Autoproduzione
11 brani – Durata 41’ 44’’

Composto da tre amici: Daniele Testi alla voce e al pianoforte, Diego Bertelli alla batteria e Simone Dini alla chitarra, a cui si è aggiunto il bassista Gianluca Erra, il gruppo dei Windmill Project nasce tra Camaiore, stupendo comune della provincia di Lucca, e il Connecticut nel 2006.
La particolarità di questa band, dotata di un suono che non lascia spazio al superfluo, è quella di aver cercato di introdurre nuove soluzioni all'interno dell'ambito musicale in cui si muove, l'indie rock, ispirandosi, ma allo stesso tempo mantenendone le distanze, alle esperienze di gruppi come Radiohead, Mogwai, Blond Redhead, Calexico, Sigur Rós, Massimo Volume e Marlene Kuntz.
Come risulta evidente dagli undici brani, appartenenti ai demo “Phase a: feasibility”, “Vivaldi”, “9 Impure acts” e “Truth serum”, che ho avuto occasione di ascoltare, le innovazioni portate da questo ensemble sono innumerevoli.
In primo luogo viene abbandonata la classica struttura strofa-ritornello.
Le canzoni assumono la valenza di microstorie che vanno raccontate dall'inizio alla fine senza ripetizioni.
I testi tutti rigorosamente originali e cantati con una voce chiara e ben scandita in inglese, cosa insolita per una band italiana, narrano di esperienze opprimenti e di situazioni senza apparente via di uscita, quasi a sottolineare che il mondo sia veramente cattivo e privo di ogni possibilità di redenzione per l'essere umano.
Fa da contraltare a questa cupezza un suono limpido e lineare che assume un impeto quasi romantico dettato da una sezione ritmica, composta da basso batteria e chitarra, che spazia attraverso un ampio spettro di sonorità sopra di cui emerge la rassicurante presenza del pianoforte che perde la sua caratteristica di strumento di accompagnamento diventando esecutore solista delle melodie dei brani.
Un'altra ventata di novità è stata apportata dall'aggiunta alla struttura delle tracce del suono di strumenti non propriamente comuni in una band rock come theremin e violini.
A testimonianza della validità della musica dei Windmill Project va sottolineato che il gruppo ha suonato in prestigiosi locali della Toscana come: Tago Mago, The Cage, Cantiere San Bernardo, Baraonda, Stige, ed ha raggiunto le fasi finali di prestigiosi concorsi musicali come: “Tour Music Fest” 2008, “Summer Giovani” 2008, “Emergenza” 2008, “Rock Targato Italia” 2009, “Italia Wave” 2009 ed è comparso sul canale “Match Music” con il brano Feeble Light tratto dal primo EP, “Vivaldi” del 2008.
Il secondo EP, Phase A: Feasibility, 2009, è stato registrato presso il “Lizard Lounge Studio” di Colin Pilkington, produttore di varie band emergenti inglesi, tra cui The Operations.
Alla luce di quanto scritto possiamo auspicare che gruppi come questo, capaci di esprimere una poetica musicale così intensa e particolare, trovino strade per emergere.

Per informazioni sul gruppo potete consultare il loro spazio su myspace:

o la loro pagina su Facebook:



mercoledì 3 marzo 2010

Pubblicazioni

In prossimità dell'uscita dell'antologia dal titolo "Nero Toscana" da me curata che raccoglie racconti gialli di autori toscani, nelle librerie da metà marzo, ho fatto una lista delle pubblicazioni che il mio eclettismo in campo letterario, musicale, fumettistico mi hanno portato a realizzare nel corso degli anni:

  • tengo una rubrica di fumetti gialli dal titolo GialloGulp!!! sul blog La Lettera rubata (laletterarubata.splinder.com).

  • ho curato il libro Dizionoir del fumetto: Dizionoir del Fumetto (Delos Books, 2008) a cura di Mauro Smocovich e Elio Marracci - I libri di ThrillerMagazine n. 2 - ISBN: 978-88-89096-77-2.

  • ho curato una sezione sul "nero" a fumetti comparsa sul Dizionoir: DizioNoir - Saggio a cura di Mauro Smocovich - Collana: I libri di ThrillerMagazine n. 1 - Delos Books - ISBN: 88-89096-49-7.

  • ho raccolto alcuni racconti per l'antologia GialloScacchi: GialloScacchi — racconti di sangue e di mistero (Ediscere) a cura di Mario Leoncini e Fabio Lotti — 224 pagine - ISBN 88-88928-33-2 - € 18,00.

  • alcune mie recensioni sono comparse sul DizioNoir Italia Le origini: Sherlock Magazine 12 DizioNoir Italia Le origini (1852-1966) - a cura di Mauro Smocovich - Collana: Sherlock Magazine n. 12 - Associazione Delos Books - ISBN: 978-88-89096-90-1

  • la mia recensione del libro "La virtù del cerchio" di Dario Falleti è stata pubblicata sulla rivista Sherlock Magazine 15

  • ho pubblicato due interventi sulla rivista di Marco Del Bucchia Editore Almanacco del giallo toscano/1 Autunno 2009 uscita a Settembre.

martedì 2 marzo 2010

Neri Marcorè sarà ancora... "Un certo signor G".

È fresca di oggi la notizia che Neri Marcorè porterà nuovamente in tournée lo spettacolo teatrale "Un certo signor G.", ispirato all'opera di Giorgio Gaber e Sandro Luporini.


Questa piece, un insieme di canzoni e monologhi tratti dagli scritti di Giorgio Gaber e Sandro Luporini, interpretata da Neri Marcorè, uno degli attori più eclettici del panorama italiano, e diretta da Giorgio Gallione per il Teatro dell’Archivolto di Genova, è l’occasioneper rileggere, rivisitare, reinterpretare l’opera di Giorgio Gaber.
Per permettere allo spettatore di accostarsi ad un personaggio, ad uno stile, a contenuti e a linguaggi, sempre attualissimi a trent’anni di distanza, di un artista geniale ed innovatore, sempre autonomo e fedele a se stesso.
È un’esplorazione nel beffardo, paradossale, buffonesco mondo di una maschera di uomo comune che si interroga, in modo comicamente impotente, sul senso della propria vita, sempre sfiorata dal pericolo dell’imbecillità e del qualunquismo.
Gli autori si sono ispirati, riproponendole e rimontandole, alle prime esperienze teatrali dell’attore milanese, quelle de “Il Signor G” appunto, ma anche quelle di “Dialogo tra un impegnato e un non so”, “Far finta di essere sani”, “Anche per oggi non si vola” , messe in scena tra il 1970 e il 1974, rifacendosi anche stilisticamente alle forme del ‘teatro canzone’, invenzione prettamente gaberiana continuamente perfezionata nel corso di vari spettacoli, geniale intreccio di monologhi e melologhi, musica e canzoni.
Neri Marcorè interpreta il signor G più di trent’anni dopo queste esperienze.
Solo sul palcoscenico con una chitarra, accompagnato da Vicky Schaetzinger e Gloria Clemente al pianoforte, a riscoprire un’opera, quella di Gaber e Luporini, da considerare un’invenzione senza tempo, un classico moderno che tra ironia, malinconia, istanze civili e comico paradosso si interroga sui destini dell’uomo moderno, in bilico tra utopia, impotenza, razzismo, amore, consumismo, paura e sogno.
Un individuo che rischia di perdere i pezzi e che soffre, ci dice Gaber, dei mali più comuni e alla moda: nevrosi acuta, condizionamento totale, visione delle cose vicina allo zero: una persona normale insomma.

lunedì 1 marzo 2010

Versilia in musica [1]

Cominciamo a parlare delle realtà musicali versiliesi presentando la recensione di un bellissimo CD di un gruppo, gli Esterina, che viene da un piccolo paese dell' entroterra a pochi chilometri dal mare di Viareggio, Massarosa.

Il progetto Esterina è tutto ciò che i più definirebbero anti-commerciale, sound, semplice ma alla stesso tempo ricercato, che viene dal cuore e testi che vengono dal vissuto della campagna.

Nonostante ciò questo quintetto ha ottenuto una ribalta insperata ma duramente cercata, col sudore del sacrificio e la forza della coerenza, al punto da aprire nel 2008 i concerti di Vasco Rossi a Roma e Milano.

Quindi senza perdere altro tempo andiamo a presentare questo lavoro.




Esterina - diferoedibotte (2008)



Mia nonna si chiamava Esterina, veniva da un piccolo paesino fra i monti della mia terra e ogni mattina alle prime luci dell’alba si infilava un paio di stivali marroni logori, lacerati dal tempo e dalla fatica quotidiana e andava a lavorare i due ettari di terra che i suoi genitori, entrambi contadini, le avevano lasciato.
Con queste parole si presenta Fabio Angeli, chitarrista, cantante e leader degli Esterina, gruppo, formato oltre che da lui da altri validi elementi come: Giovanni Bianchini alla batteria, Giovanni Butori al basso, Alessandro Frediani al vibrafono, diamonica, theremin, synth e campionamenti e Massimiliano Grasso alle tastiere, fisarmonica ed elettronica, il cui esordio discografico, “diferoedibotte”, è uscito nel maggio del 2008, prodotto da Guido Elmi per l’etichetta bolognese Nopop e distribuito da EMI.
Esterina, band nata nel 1994 a Massarosa, piccolo paese della Toscana a ridosso della Versilia prima di essere Esterina è stata per dodici anni Apeiron.
Con questo nome il quintetto toscano ha attraversato un decennio di musica, ha cercato nel rock le proprie ragioni e allo stesso tempo è andato molto oltre.
All’inizio della loro attività musicale infatti, si poteva rintracciare nei brani della band massarosese richiami a gruppi come The Doors, King Krimson e Area.
Successivamente gli interessi ed i punti di riferimento si sono frammentati in un orizzonte più vasto, eterogeneo e meno imitatorio, a vantaggio di una poetica personale che si è sviluppata nella ricerca formale e comunicativa intorno e oltre la forma canzone.
Questo modo di fare musica ha dato origine ad un album in cui l’ascoltatore si confronta con brani in cui una struttura musicale che riesce a combinare con naturalezza la capacità di rottura e la grazia della canzone d’autore italiana, l’immediatezza e la malinconia delle ballate popolari, intagli e accelerate elettriche che si impastano a battiti sintetici, ottenuta con strumenti propri di un trio rock, batteria, chitarra elettrica e basso, miscelati ad elettronica, sintetizzatori analogici, theremin, vibrafono e fisarmonica, fa da sfondo e da commento a testi che mischiano in modo sapiente la lingua italiana ad espressioni ed inflessioni proprie della terra toscana.
Le dodici pregevolissime tracce di cui si compone il CD, potenti e sentite che costituiscono una denuncia verso la società e un attaccamento a valori autentici, si focalizzano su un’analisi lucida della superficialità del mondo moderno, che si contrappone all’autenticità e alla semplicità dell’uomo di campagna.
Ciò è evidente nella trascinante “Razza di conquista”.
Ma soprattutto parlano di capacità d’indignazione, come in “Senza resa”, e di personaggi finti che hanno nella convenienza e nell’accumulo di credito la loro ragione di vita come quelli che sono dipinti nel brano “Baciapile”.
Alla luce di quanto scritto si può quindi affermare, senza paura di smentite, che questo degli Esterina è un disco d’esordio che difficilmente passerà inosservato e augurarci che gruppi come questi si affaccino sempre di più nel panorama musicale italiano.

Versilia in musica

La Versilia è da sempre una zona molto attiva in campo musicale.
Lo testimoniano le diverse realtà che in questi ultimi anni sono emerse ottenendo numerosi consensi.
A questo proposito mi piacerebbe usare oltra a Facebook anche il mio blog per parlare dei CD, appartenenti ai più disparati generi, e dei numerosi gruppi della mia zona, che suonano in maniera più o meno professionale, per favorire la diffusione musicale di band appartenenti alla mia area di provenienza.
Per questo per chi mi voglia consigliare l'ascolto di un disco suggerire dove poter vedere dal vivo un gruppo o sottoporre demo o registrazioni può contattarmi oltre che su Facebook e su questo spazio anche all'indirizzo mail: cthulhu1979@hotmail.com

domenica 28 febbraio 2010

Il Teatro del Carretto presenta Amleto

Il 12 13 14 marzo si terrà al Teatro del Giglio di Lucca l'anteprima nazionale di “Amleto”, nuova rappresentazione della prestigiosa compagnia teatrale del Teatro del Carretto.

La compagnia del Teatro Del Carretto, fresca dei successi riportati in Russia dove ha vinto il premio del pubblico del prestigioso International Baltic Festival Theatre di San Pietroburgo con il suo ultimo spettacolo, Pinocchio, andrà in scena con una rivisitazione molto particolare e suggestiva dell'Amleto di Shakespeare. Come si legge negli appunti per la messa in scena, la rappresentazione ruoterà intorno al protagonista, attraverso la sensibilità e l'immaginazione di cui saranno filtrate le altre figure, reali o eteree, che animeranno la vicenda proiettando il dramma come in un sogno. La volontà della regista Maria Grazia Cipriani, che si avvale di uno straordinario e affiatato gruppo di attori formato da Giandomenico Cupaiuolo, Elsa Bossi, Giacomo Vezzani, Giacomo Pecchia, Nicolò Belliti, Carlo Gambaro, Jonathan Bertolai, è infatti quella di lasciare l’interpretazione psicanalitica come quella politica visibili in trasparenza, per mettere in luce il dramma dell’uomo oppresso da pensieri sul senso dell’esistenza: solo con i fantasmi, il dubbio, l’essere o non essere… Un' ultima cosa da segnalare è l'apporto a quest'opera della stessa squadra che ha dato vita ai precedenti spettacoli della compagnia. Troviamo nuovamente Graziano Gregori, Hubert Westkemper, Angelo Linzalata che si occupano rispettivamente di scene, costumi, suoni e luci. Visti i presupposti di qualità assoluta non rimane quindi che aspettare il giorno della prima per vedere se le aspettative saranno rispettate.

domenica 14 febbraio 2010

Spiderman Noir

In questa nota vorrei parlare di un volume, letto poco tempo fa, che contiene una storia che combina due delle mie più grandi passioni: i fumetti di supereroi e le trame poliziesche.


Sceneggiatura: David Hine, Fabrice Sapolsky
Disegni: Carmine Di Giandomenico
Copertina: PatrickZircher
Editore: Panini Comics
Collana: Marvel Noir
Data di uscita: Dicembre 2009
N° Pagine: 104
Prezzo: € 12,00

È uscito nel mese di dicembre 2009 nella collana della casa editrice modenese Panini Comics 100% Marvel, eleganti e corposi volumi che presentano alcune delle più belle proposte della recente produzione a fumetti dell’americana Marvel Comics, “Spiderman Noir”, prima miniserie della serie Marvel Noir, che cala il noto supereroe nel contesto della New York nel periodo che segue la grande depressione del ‘29.
Questo racconto, scritto da David Hine e da Fabrice Sapolsky, disegnato dall’italiano Carmine di Giandomenico e pervaso da atmosfere hard boiled degne dei più famosi film di John Huston e dei migliori romanzi di Raymond Chandler e Dashiell Hammett, presenta tutti i personaggi che hanno reso famoso l’universo di Spiderman anche se con caratteristiche e connotazioni diverse da quelle della serie mensile.
New York è infatti in mano a Norman Osborn, detto il Goblin, boss della malavita che tiene la città sotto scacco con l'aiuto dei suoi scagnozzi tra i quali spiccano Kraven, addestratore di bestie proveniente dalla Russia, e l'Avvoltoio, un freak cannibale che è stato chiuso per anni nella gabbia di un circo.
Per quanto riguarda i buoni facciamo quasi subito la conoscenza di May Parker, agitatrice sociale che, dopo la morte del marito Ben, fa di tutto per muovere le coscienze del popolo, e di suo nipote Peter.
La storia però ruota intorno a Ben Urich, reporter di cronaca nera del Daily Bugle, personaggio gestito davvero bene da Hine con i suoi punti di forza e le sue debolezze, che se solo volesse potrebbe cambiare il destino della città, ma forse ha troppo da perdere.
O non vuole perdere quel poco che ha.
Interessanti e di spessore sono anche i personaggi secondari come, tra i tanti, una sexy ed elegante Felicia Hardy, proprietaria del locale peccaminoso Il Gatto Nero.
Per quanto riguarda la miniserie, composta originariamente da quattro numeri, possiamo affermare che la storia è bella ritmata ed interessante, ricca dei classici cliché che si ritrovano nei romanzi e nei film noir, con colpi di scena che non ti aspetti fino al finale.
Le caratterizzazioni dei personaggi date da Hine sono sorprendenti e ben riuscite e la vicenda non è lineare né scontata, ma intrigante ed appassionante.
L'unica pecca sono i disegni di Carmine Di Giandomenico le cui matite sono forse più adatte a miniserie come “Giulio Meraviglia” e “La dottrina” piuttosto che a storie di supereroi.
Nel complesso però “Spiderman Noir” resta una serie che si attesta su buoni livelli e di cui è consigliata la lettura oltre che agli appassionati di fumetti di supereroi anche a quelli di buona letteratura noir.

venerdì 12 febbraio 2010

'O strunz recitata da Aldo Giuffrè

Fattamela conoscere dall'amico, collega e napoletano doc Beppe Perrella, dedico la splendida poesia napoletana dal titolo 'O strunz, recitata dal grande Aldo Giuffrè e tratta dalla raccolta "L'inferno della poesia napoletana", un’antologia delle poesie erotiche napoletane ‘maledette’ d’ogni tempo, a tutte quelle persone ottuse, infingarde, che si impicciano di tutto e credono sempre di aver ragione.
E voi dedicatela pure a chi vi pare...

Per facilitarvi il compito riporto il testo di seguito:

Strunzo!
Nturcegliato a fronna 'e turtaniello!
Qua' culo t'ha cacato meglio 'e n'ato?
Nu culo 'e monaca
nu culo 'e prevete,
nu culo 'e na riggina o 'e nu rignante,
nu culo a ffuculare 'e int' 'a Mberciata?

Siente!
Tu pe mme si' sempre strunzo!
Ma j' me scappello
pecchè si' 'a mmerda è bella!...
E sempe sia lotato
chillo culo fetente e cchiaveco
che t'ha cacato!...



Per chi volesse ascoltare la poesia:
http://www.youtube.com/watch?v=txy70_VgZw8

domenica 24 gennaio 2010

La ballata dell’amore cieco (o della vanità)

La riproposta del video di questo pezzo da parte dell'amica Marilla mi ha fatto ritornare alla mente quella che reputo una della più belle canzoni d'amore scritto da un cantautore italiano.

La ballata dell’amore cieco (o della vanità), è una canzone incisa dal cantautore genovese Fabrizo De Andrè per l'etichetta romana Karim e distribuita come singolo nel 1966.
Il brano narra la tragica storia di un «uomo onesto, un uomo probo» che si innamora follemente di una femme fatale di chiara ispirazione baudelairiana, la quale come prova d'amore prima gli impone di uccidere la madre e poi di togliersi la vita.
Tuttavia quando si accorge che il poveretto muore felice è presa da sgomento, perché il suo vanitoso atteggiamento di superiorità le si rivolge contro: mentre l'altro spira ridendo a lei non rimane nulla, «non il suo amore, non il suo bene, ma solo il sangue secco delle sue vene».
In tal modo De André esce dal canone, dal topos letterario, mostrando anche l'umana fragilità del personaggio.
Il testo drammatico stride con irriverenza con l'allegro ritmo di swing della musica, con tanto di un «tra-la-la-lalla, tra-la-la-lero» degno di una gioiosa filastrocca.
Il soggetto del brano è ripreso dalla poesia "Cuore di mamma" del poeta francese Jean Richepin.
La canzone fu incisa e pubblicata anche da Marzia Ubaldi, una cantante che incideva per la Karim, poco prima della versione di De André.
Il disco della cantante infatti ha come numero di catalogo KN 211, mentre quello del cantautore ha KN 214.
Nel 1966, quando la Karim fallì, la produzione della casa discografica venne rilevata dalla Roman Record Company.
Non essendo quindi le registrazioni delle canzoni di proprietà dell'autore, De André decise di reincidere nuovamente quasi tutto il materiale, escluse le canzoni Nuvole barocche, E fu la notte, Il fannullone, Per i tuoi larghi occhi e Geordie, ed inserirlo nei dischi pubblicati per le case discografiche dell'amico Antonio Casetta, titolare della Bluebell, del gruppo Belldisc, e della Produttori Associati.
Tutte le nuove registrazioni, effettuate insieme a Gian Piero Reverberi in qualità di arrangiatore, furono pubblicate all'interno degli album misti Volume III, del 1968, e Canzoni, del 1974, tranne Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers che trovò posto in coda a Volume I.


Per chi volesse ascoltare il brano:

(cover di Morgan):

martedì 5 gennaio 2010

Piramide di paura

L'aver visto ieri sera, 5 gennaio, il film "Sherlock Holmes" ddi Guy Ritchie (di cui presto parlerò in questa sede) mi ha riportato alla mente il film che analizzerò qui di seguito.
Questo lungometraggio presenta una figura Holmsiana molto cinematografica ma poco conforme con quello che ci dice di lui il suo creatore.
Il film "Piramide di paura" è ambientata nella Londra del 1870, dove il giovanissimo Watson, si reca per studiare medicina.
Nel college che frequenta, fa amicizia con l’altrettanto giovane Sherlock Holmes, già esperto chimico e ottimo schermitore, oltre che fine osservatore e dotato di una grande cultura umanistica.
I due amici, insieme alla bella Elizabeth, di cui Sherlock è innamorato indagano su una catena di inspiegabili omicidi.
Le vittime, due professori e un reverendo tutti del college frequentato dai due amici, come si scoprirà nel corso del film, si sono suicidate in preda ad atroci visioni.
I colpevoli delle inspiegabili morti, sono gli adepti del Ra-Ma-Tep, un’antichissima setta egiziana il cui tempio millenario è stato profanato dagli inglesi e ora segretamente ricostruito nel sottosuolo della metropoli.
Il film, sceneggiato da quel Chris Columbus autore di "Gremlins" e "I Goonies" e regista del film "Harry Potter e la pietra filosofale" e prodotto dalla Amblin di Spielberg è stato realizzato interamente in Inghilterra.
I sofisticati effetti speciali, animazione e computer — graphics, invece, sono stati realizzati dallo staff della Industria Light & Magic di George Lucas, l’industria americana ormai da molti anni leader in questo campo e anche il regista del film Barry Levinson, è un nome di grande risonanza nel panorama cinematografico americano.
Tornando al film, una cosa che bisogna aggiungere su "Piramide di paura", è che in questo lungometraggio otteniamo una figura Holmsiana molto cinematografica ma poco conforme con quello che ci dice di lui Conan Doyle.
Nel secondo capitolo "La scienza della deduzione" del primo romanzo in cui appare il personaggio del famoso detective, "Uno studio in rosso", infatti, Watson, che narra le sue imprese dice di lui: "[…]La sua ignoranza era notevole quanto la sua cultura. In fatto di letteratura contemporanea, di filosofia e di politica, sembrava che Holmes sapesse poco o nulla.
Una volta mi accadde di citare Thomas Carlyle.
Mi chiese nel modo più ingenuo chi era e cosa aveva fatto.
Ma la mia meraviglia giunse al colmo quando scoprii casualmente che ignorava la teoria di Copernico nonché la composizione del sistema solare.
Il fatto che un essere civile, in questo nostro diciannovesimo secolo, non sapesse che la terra gira intorno al sole mi pareva così straordinario che stentavo a capacitarmene[…]".
Non solo Holmes ignora queste informazioni, ma afferma che, una volta recepite, farà il possibile per dimenticarle.
Egli paragona il cervello umano a un'angusta soffitta in cui riporre gli oggetti da conservare a portata di mano; se lo sciocco vi ammassa ogni sorta di cianfrusaglie, e gli è impossibile poi ritrovarle, il bravo operaio conserva solo attrezzi utili, collocandoli col massimo ordine, poiché: "[…]E' un errore illudersi che quella stanzetta abbia le pareti elastiche e possa ampliarsi a dismisura. Viene sempre il momento in cui, per ogni nuova cognizione, se ne dimentica qualcuna acquisita in passato[…]".
Il tratto principale di questa metafora è la concezione specialistica del sapere holmesiano, che il narratore esemplifica con una tabella, dove riporta il grado d'interesse dimostrato da Holmes per le diverse discipline.
All'assoluta indifferenza nei confronti di letteratura, filosofia e astronomia e al superficiale aggiornamento politico, si contrappongono invece la conoscenza teorica della botanica, in particolare delle piante velenose, nonché elementi pratici di geologia, come le qualità di fango delle diverse zone di Londra, la profonda padronanza della chimica, nozioni di anatomia accurate ma non sistematiche, e l'immensa erudizione in fatto di letteratura sensazionale, che fa del detective "un calendario vivente del crimine".
Queste qualità proprie di Sherlock Holmes, che emergono in maniera così chiara dal romanzo, sono completamente travisate dallo sceneggiatore del film che lo dipinge come un giovane dotato anche di una grande cultura umanistica e di una quantomeno “spiccata” curiosità per l’astronomia, travisandone così il carattere estremamente freddo e razionalissimo.
Un’altra discrepanza tra l’Holmes Doyliano e quello che ci mostrano Columbus e Levinson è l’approccio che questo personaggio ha con le donne.
Nel racconto "Uno scandalo in Boemia" sempre il dott. Watson, amico fidato di Holmes e suo biografo ufficiale, ci dice: "[…]Non che egli provasse un’emozione simile all’amore nei confronti di Irene Adler.
Tutte le emozioni e quella in particolare, erano respinte con orrore dalla sua mente fredda, precisa, mirabilmente equilibrata.
A mio parere, era la più perfetta macchina pensante e ponderante che esista al mondo ma il sentimento amoroso lo avrebbe messo in una posizione falsa.
Non parlava mai delle passioni più dolci se non con un sorriso ironico e beffardo.
Erano utili all’osservazione — uno strumento eccellente per sollevare il velo che ricopre motivi e azioni dell’umanità.
Ma per un professionista del ragionamento, ammettere questi elementi estranei nel delicato macchinario di precisione del proprio temperamento equivaleva ad introdurre in esso un fattore di distrazione che avrebbe potuto pregiudicarne tutti i risultati mentali.
Per un carattere come il suo, un granello di sabbia in un strumento particolarmente delicato o un’incrinatura in una delle sue potenti lenti non gli avrebbero arrecato maggior disturbo di un’emozione profonda.[…]".
Anche questo aspetto viene stravolto da Columbus che affianca il noto detective ad una donna, Elizabeth, interpretata nel film da Sophie Ward, di cui Sherlock Holmes s’innamora nel corso del film.
Un’altra nota che ci possa permettere d’inquadrare il film nell’universo Doyliano è la comparsata dell’ispettore Lestrade, poliziotto di cui frequentemente Holmes sottolinea l’incapacità e che rappresenta la giustizia ufficiale nei romanzi e nei racconti di Arthur Conan Doyle.
Insomma, grazie a questo film possiamo avere una visione molto cinematografica del personaggio di Sherlock Holmes ma che ha poco a che fare con l’opera letterari del suo creatore.

lunedì 4 gennaio 2010

L’Insonne 12: Il male dentro

Il mio eclettismo di recensore in materia di letteratura di genere e fumetti mi ha portato a seguire molto da vicino questa serie fin dalla sua seconda incarnazione ad opera della casa editrice umbra Free Books e a diventare molto amico del suo creatore e sceneggiatore Giuseppe Di Bernardo.
Con orgoglio propongo in questa sede la recensione del penultimo numero de L'Insonne augurando a Giuseppe di ripetere con le sue creazioni future il successo che ha avuto con questa.


Soggetto: Giuseppe Di Bernardo, Francesco Matteuzzi
Sceneggiatura: Francesca Da Sacco
Disegni: Elena Cesana, Rossano Piccioni, Michela Da Sacco
Copertina: Marco Checchetto
Editore: Edizioni Arcadia
Data di uscita: Novembre 2009
N° Pagine: 96
Prezzo: € 5,90

Presentato alla carmesse fumettistica Lucca Comics 2009, è uscito nel mese di novembre in tutte le fumetterie italiane, pubblicato dalle Edizioni Arcadia di Bergamo, il dodicesimo e penultimo capitolo della saga de L’Insonne dal titolo “Il male dentro”.
Questo numero, che mischia abilmente fatti di cronaca e fantasia, scritto da Giuseppe Di Bernardo e Francesco Matteuzzi, sceneggiato da Francesca Da Sacco e disegnato da Elena Cesana, Rossano Piccioni e Michela Da Sacco, vede la deejay notturna Desdemona Metus, nella ricerca di fare chiarezza nella propria vita e riprendere le fila del proprio passato, alle prese con la terribile organizzazione denominata Loggia Nera, che, in questa nuova avventura, non ha paura di usare, per i suoi terribili scopi, una coppia di kamikaze, messaggeri di un’antica profezia del noto alchimista, astrologo e medico svizzero Paracelso, pronti a tutto.
Prendendo spunto da una vicenda avvenuta durante l’intervento americano in Medio Oriente infatti, gli autori raccontano, con molto tatto e non scadendo mai nella retorica, il tormento di una donna, alla ricerca di una vendetta, che il dipanarsi della narrazione porterà a confrontarsi con la protagonista.
Comprimario di rilievo è Piero Conti, soprannominato “Boss”, il burbero proprietario di Radio Strega, che accompagna Desdemona nel corso di tutta la storia e di cui nell’albo vengono rivelati alcuni episodi relativi al suo passato, trattati con delicatezza e sensibilità da Francesca Da Sacco.
Analizzando poi questo ennesimo entusiasmante e bel numero si può notare come anche gli autori dei disegni non sono stati scelti a caso.
Il tratto essenziale e duro di Elena Cesana è infatti molto coerente con la vicenda cruda raccontata nell’albo mentre la mezza tinta di Rossano Piccioni il cui segno, caratterizzato da nitidezza e luminosità, si inserisce nella corrente della “linea chiara” è sicuramente adatto per realizzare la lunga sequenza in costume relativa alle vicende che riguardano Paracelso.
La veterana Michela Da Sacco infine ci racconta, con il suo tratto fresco e dinamico, influenzato da disegnatori come l’americano Joe Madureira, il passato da pugile del Boss.
Il tutto racchiuso dalla splendida copertina dai colori sgargianti di Marco Checchetto.
Come nel numero precedente è necessario sottolineare la bellissima edizione editoriale dell’albo, dal prezzo maggiorato a causa della limitata distribuzione, che si compone di carta lucida e pesante, neri pieni e copertina satinata.
Alla luce di quanto scritto non si può che lodare ancora una volta gli autori di questo numero molto bello sia per trama che per disegni di cui è vivamente consigliata la lettura oltre che agli appassionati di buon fumetto anche a quelli di letteratura e cinema di genere.

venerdì 1 gennaio 2010

La virtù del cerchio

In occasione dell’uscita della recensione di questo libro sul sito Thrillermagazine (www.thrillermagazine.it) la ripropongo anche in questa sede.
Il romanzo di cui parlo in questo post, molto bello, ironico e ricco di richiami al mondo classico, è forse uno dei più bei gialli, genere che adoro, che ho letto ultimamente.
Pertanto lo consiglio vivamente non solo agli amanti del genere ma anche a quelli della buona letteratura.

Di: Dario Falleti
Editore: Gruppo Albatros Il Filo
Data di uscita: Maggio 2007
Collana: Tracce
N° Pagine: 278
Prezzo: € 16,00

È uscito nel corso del 2007 per l’editore Il Filo, “La virtù del cerchio”, prima esperienza letteraria del chimico romano Dario Falleti.
Vincitore del premio Azzeccagarbugli 2008 come Migliore Opera Prima, questo libro, che richiama il noir della tradizione e, al contempo, sposa il filone che recentemente ha preso in prestito ambientazioni e personaggi del Vaticano per lo sviluppo delle trame, narra, in modo disincantato, spumeggiante e all’insegna dell’humour, una storia dalle vicende torbide.
L’intreccio principale infatti, ruota intorno a una serie di reperti etruschi trafugati e a certe preziosissime tavolette che potrebbero svelare il mistero millenario della lingua dei lucumoni e costituire il movente dell’assassinio di Monsignor Giovanni Proda, probo e stimato vescovo in pensione ed esperto di etruscologia, avvenuto in un appartamento di via Ottaviano a Roma.
A svolgere le indagini sull’omicidio è chiamato il commissario Negroni, una sorta di moderno Nero Wolf dalle caratteristiche non comuni in un personaggio di questo tipo.
È dotato infatti di una spiccata, quasi fisiologica, ironia, a volte venata di tonalità amare spesso rivolta a se stesso, in una riuscita combinazione con lo stile di scrittura di Falleti, di un insolito livello culturale, di un atteggiamento di razionale distacco rispetto ai fatti e, in generale, rispetto alla vita, oltre che di una conoscenza profonda degli ambienti criminali della Capitale e della provincia.
Questi tratti delineano un’immagine particolarmente concreta e vicina alla realtà sia dell’uomo che del poliziotto.
Accompagnano il protagonista nel dipanarsi della vicenda i personaggi del giudice istruttore Bellini e dell’ispettore Martini, comprimari che, come Negroni, sono caratterizzati in modo molto realistico ed estremamente ironico.
Molto ben riuscite sono anche le ambientazioni.
Il libro infatti ci mostra una Roma diversa da quella esclusivamente turistica che Dario Falleti sembra conoscere molto bene.
Per quanto riguarda lo stile, l’autore alla sua prima fatica letteraria, dà una buona prova di sé, lasciando assaporare al lettore un romanzo interessante, ironico, che lascia intravedere un universo, improntato sulla cultura classica, davvero interessante e ricco e che risulta quindi godibilissimo.
Danno inoltre valore aggiunto alla trama gag in romanesco, che sono davvero molto divertenti.
La novità assoluta rispetto al giallo classico, categoria a cui questo romanzo sicuramente appartiene, è che questo libro non punta sull’effetto della rivelazione del colpevole, ma su tutta una serie di colpi di scena investigativi che, come in una sorta di labirinto di matrioske, condurranno ad un finale tutt’altro che originale, ma che lascia in bocca al lettore un senso di compiutezza e logicità.
Alla lucei di quanto detto quindi, l’intrico della trama che si dipana bene, senza intoppi o forzature, il personaggio del Commissario Negroni che è davvero affascinante e l’ambientazione archeologica, tra Vaticano e servizi segreti americani, costituiscono punti di forza di un romanzo di cui è vivamente consigliata la lettura.