martedì 29 dicembre 2009

Polemica sui 'cinepanettoni'. De Sica risponde...

Come ogni anno nel periodo delle feste natalizie scoppia l’inevitabile polemica sul valore artistico dei film di natale interpretati da attori molto in auge come, tra molti: Christian De Sica e Leonardo Pieraccioni.

Cinepanettone o non cinepanettone. Sembra essere questo uno dei dibattiti più “in auge” in questi giorni di festa e mezza festa. Il motivo del contendere è il valore da attribuire ai film di Natale, pellicole senza dubbio leggere, a volte leggerissime, concepite proprio con l'intento di svagare le famiglie nei giorni festivi, senza voler affrontare tematiche importanti.
“Natale a Beverly Hills”, come prevedibile, è in questo momento primo al botteghino italiano e al secondo posto del “podio” troviamo un altro film di Natale: “Io & Marilyn” di Leonardo Pieraccioni, anche se in questo caso il regista toscano non vuole che venga definito un cinepanettone.
La cosa certa è che a quanto pare le famiglie italiane durante le festività apprezzano prodotti leggeri e divertenti, forse per dimenticare le ansie e i problemi di tutto un anno, e dunque, film che mettono in primo piano la goliardia, l'ironia, le battutacce e qualche bella donna fanno sempre grandi incassi. Quindi se c'è la domanda è ovvio che ci debba essere anche l'offerta.
Per altro “Natale a Beverly Hills” è stato giudicato “film d’essai” e su questo tema la fondazione del presidente della Camera Gianfranco Fini “Farefuturo” ha preso una netta posizione pubblica: “E’ assurdo che questa pellicola benefici dei crediti d’imposta e degli aiuti fiscali e monetari predisposti per sostenere gli esercenti più attenti e coraggiosi, quelli cioè che dovrebbero dare spazio ai film culturalmente più stimolanti”, ha scritto Cecilia Moretti.
E, di più, si è arrivati a dire che la popolarità non dovrebbe essere confusa con la volgarità. Insomma, va bene film per tutti, ma attenzione alla trivialità e all'eccessiva leggerezza che in fin dei conti non fa un gran bene nemmeno ai bambini che affollano le sale cinematografiche in questi giorni festivi.
Ora è lo stesso De Sica che risponde a questo appunto in un'intervista rilasciata al Corriere della Sera. A proposito della questione relativa alla denominazione di “film d'essai” l'attore spiega: “Il ministro Bondi ha chiarito che non è proprio così, è evidente che definire 'Natale a Beverly Hills' un film d’essai è una sciocchezza. Se il produttore ha chiesto soldi presentandolo come tale, ha sbagliato. I film di cassetta non hanno bisogno di finanziamenti pubblici”.
Ma De Sica al Corriere ci tiene a precisare una cosa importante: “Se ho capito bene, però, non si tratta di aiuti ma di un credito d’imposta sugli incassi, da reinvestire in film artisticamente più complessi. Perché, vede, il famigerato cinepanettone mantiene l’intero cinema italiano.”
E approfondisce la cosa: “Mi rendo conto che è un po’ cafone dirlo. Però è un dato di fatto. A parte un paio di capolavori, il resto dei film raffinati fa incassi penosi. Le opere dei registi e degli attori premiati dalla critica non le va a vedere nessuno”.
Il giornalista del Corriere, Aldo Cazzullo, non poteva non fargli presente, però, la questione della scurrilità. E su questo tema l'attore allarga la visione oltre il cinepanettone: “Il punto è che il film di Natale è lo specchio dell’Italia di oggi. Cambia come cambia il Paese, in particolare la sua borghesia”. E ancora: “Quarant’anni fa i politici non dicevano le parolacce al tg, gli opinionisti non urlavano, i giornali non titolavano ogni giorno sui trans”.

Fonte
http://www.rumors.it/

lunedì 28 dicembre 2009

Pinocchio

Come primo post di questo blog, in attesa del prossimo allestimento della compagnia toscana, riporto le due righe che scrissi dopo aver assistito alla prima del loro Pinocchio andata in scena il 20 Dicembre del 2006.

Pinocchio, l’ultima visionaria produzione del Teatro Del Carretto, nota compagnia toscana nata nei primi anni ottanta del XX secolo, è uno spettacolo che offre più livelli di lettura.
Questa rappresentazione nasce nel segno di un’avventura onirica nella quale convivono due anime, quella della commedia popolare e quella più plateale e commovente che sfiora il melò.Pinocchio - afferma infatti la regista Maria Grazia Cipriani - è una sorta di maschera che ha in sè la commedia e allo stesso tempo la tragedia ed il melodramma.
Del personaggio, in questo frangente, si sottolinea proprio la natura ambiguamente teatrale in azione sullo sfondo di scenari enigmaticamente artificiosi e ingannevoli come, per citarne alcuni, la casa di Geppetto, la ribalta di Mangiafoco e il circo dei ciuchini nel Paese dei Balocchi.
Il protagonista agisce all’interno di una scena circolare, creata da Graziano Gregori che cura anche i costumi, con quinte che sono formate da una serie di assi di legno nere che creano una sorta di arena concepita come una gabbia, un recinto, che all’occorrenza diventa un vero e proprio circo nel quale il burattino sarà costretto ad esibirsi.
Da questa gabbia teatrale Pinocchio non può uscire se non alla fine, una volta che si è liberato della maschera, esemplificata dal suo naso.
Durante lo svolgersi dello spettacolo poi, incontra anche personaggi crudeli e inquietanti come il Gatto e la Volpe o l’Omino di burro e dopo aver vissuto le peggiori disavventure, sente il bisogno di raccontare quello che è avvenuto.
Ma da questa incredibile serie di esperienze il personaggio creato da Collodi sembra non voler mai imparare, per cui ha bisogno di ripetere a sè stesso e agli altri sempre le stesse cose.
Pinocchio è insomma un personaggio senza memoria, al quale l’esperienza non serve, non insegna niente.
E tutto questo avviene al cospetto di un padre, metafora di un creatore che esiste solo come bisogno o come senso di colpa, che non appare mai sulla scena se non sotto forma di una vecchia e logora giacca.Diretto dalla geniale mano di Maria Grazia Cipriani, questo nuovo spettacolo del Teatro Del Carretto si fonda su un lavoro molto intenso e approfondito sugli attori di una straordinaria e affiatata compagnia formata da: Giandomenico Cupaiuolo, Pinocchio, Elsa Bossi, la Fatina, Giacomo Pecchia, Giacomo Vezzani, Nicolò Belliti, Jonathan Bertolai, Carlo Gambaro, Elena Barini.
Contribuiscono infine a dare allo spettacolo l’aura da sogno che lo contraddistingue anche i curatissimi suoni del pluripremiato fonico Hubert Westkemper e le luci di Angelo Linzalata.